MySalento.com incontra gli organizzatori del Gusto Dopa al sole 2010

GUSTO DOPA AL SOLE

11-12-13-14  Agosto  2010

Aeroporto Lepore – San Cataldo (Le)

Il gusto dopa è attualmente il più grande urban festival d’Italia. Dall’anno scorso avete scelto come location l’aereoporto Lepore di San Cataldo per offrire maggiore spazio ai visitatori e ai campeggiatori; oltre all’allettante atmosfera marina.
Ha le carte giuste per diventare l’erede del Rototom Sunsplash di Osoppo, trasferito da qualche anno in Spagna.
Quali le differenze e quali gli elementi comuni con il Sunsplash.

Sono due festival molto diversi, come è normale che sia tra un festival nato nel profondo sud ed uno nato nel profondo nord. Il rototom si presenta come prettamente reggae, ma negli anni ha cercato di offrire qualcosa anche per chi non è fanatico della musica giamaicana. In questo può assomigliare a noi, che guardiamo alla black music ed alla buona musica in generale anche se il reggae è predominante. Il rototom è un villaggio da viversi nelle 24 ore, il gusto dopa comincia a respirare solo dal tramonto in poi. Noi abbiamo tanto da imparare da un festival come il loro, e gli facciamo i migliori auguri per un ottima riuscita della prima edizione spagnola e magari per un loro futuro ritorno a casa. La cosa che abbiamo entrambi è il legame forte con i nostri pubblici, con la gente che ci segue e ci supporta anche nei momenti difficili che possono capitare a questi grandi eventi.

Quest’anno un intenso programma allieterà i visitatori.
Mercatini, dance hall e ovviamente concerti no stop.
Presenti sul palco del gusto dopa artisti di fama internazionale,primo tra tutti SEAN PAUL .
il salento come la jamaica quindi…
Quanto è importante questo connubio per la multiculturalità e quanto è importante la musica per la rivalutazione del nostro sud?
La multiculturalità è l’essenza del Gusto Dopa al Sole e della sua visione artistica e sociale. Il legame del salento con la Giamaica non l’abbiamo inventato noi, ma viene naturalmente in mente a chiunque osservi il modo in cui i giovani si vivono l’estate quaggiù, e dal modo i salentini in cui si vivono la musica reggae. Sicuramente nel salento questo cultura ha dato un grosso contributo alla sprovincializzazione ed alla rottura dell’isolamento culturale che storicamente affligge vaste aree del sud Italia. Musica come mezzo di emancipazione e sviluppo.

In programma non solo reggae ma anche hip hop italiano ma anche americano rappresentato dai M.O.P.
Si prospetta un festival di soli sorrisi.
Ma secondo voi, cosa ne verrà fuori? O meglio, cosa vi aspettate?

Ci aspettiamo tanta gente e ci auguriamo che venga in pace e se ne torni a casa contenta, come è sempre successo in questi anni.

Martin Luther King diceva : “solo chi è così pazzo da credere di poter cambiare il mondo, lo può cambiare davvero”.
Quanta “pazzia” serve per mettere in piedi un programma così allettante, allegro e sopratutto dalle  forti basi culturali?
Serve molta pazzia, che in realtà è audacia. La pazzia serve nella progettazione, poi nella realizzazione ci vuole molta concretezza, esperienza e resistenza allo stress.

Siamo nel 2010 ma esiste ancora gente che non riesce a tollerare bianchi e neri uniti in un unico abbraccio e purtroppo anche nella stessa Italia vediamo la cesura creata dal razzismo dei leghisti contro il sud.
Cosa ne pensate dell’intolleranza razziale che si protrae anche a livello di generi musicali?

Il razzismo è ciò che vogliamo contribuire ad abbattere con la cultura espressa dai nostri eventi, che riuniscono gente del sud e gente del nord, bianchi e neri, europei ed africani e persino leccesi e baresi!

Molto spesso gli artisti reggae vengono visti come decantatori dell’utilizzo di marjuana. Secondo voi cosa si può fare per seppellire questo falso mito?
E’ vero che molti artisti reggae decantano la marijuana, ma non si può limitare il reggae a questo. E’ sicuramente un tema importante ma ci sono anche artisti che non ne parlano mai, e ci sono argomenti altrettanto ricorrenti: le radici africane, il riscatto sociale dei più poveri, la solidarietà, la spiritualità… tanti tasselli di una visone del mondo prevalentemente positiva ed edificante. Ci sono anche aspetti negativi e controversi, ma il reggae non è un partito o una chiesa, è una musica, che perdipiù riflette la società da cui viene fuori con tutte le sue contraddizioni. Non si può dire “il reggae è così e basta”, bisogna sentirlo, capirlo e contestualizzarlo.

State già pensando di riproporre e organizzare il festival anche l’anno prossimo? se si, quali sono i progetti futuri?
Per il momento pensiamo a fare l’XI edizione, siamo troppo vicini e troppo concentrati su questo per pensare al futuro. Ne riparliamo il 15 agosto!

Intervista a cura di Primula Enna.

 


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